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Digital Signage, l'esperienza per nuovi spazi espositivi

Franco Scaramuzza dello Studio Quoin racconta la rivoluzione Digital Signage nella progettazione e nel design degli spazi.
Digital Signage, l'esperienza per nuovi spazi espositivi

La rivoluzione nel concept di spazi e luoghi espositivi è cominciata: il Digital Signage aumenta l’interazione con visitatori e clienti e diventa strumento esperienziale

In una intervista esclusiva, Franco Scaramuzza, architetto di eccellenza e numero uno dello Studio Quoin, racconta come, grazie al Digital Signage si sta rivoluzionando idea, progettazione, design e realizzazione di spazi e store.

Oggi più che mai l’esito di un progetto di architettura e design degli interni dipende anche e soprattutto dalle soluzioni tecnologiche che si decide di integrare e di mettere a disposizione dello spazio stesso. Un tempo accessorio “aggiunto” a posteriori oggi, in particolare, il digitale è di fatto parte integrante di uno spazio sin dalla sua fase di pensiero e progettazione. Inserire insomma monitor e luci in uno spazio già definito, come parte di un arredamento è un approccio che per anni ha accompagnato il lavoro di progettisti e architetti.

La rivoluzione del Digital Signage, con la sua capacità di creare nuove e straordinarie esperienze di interazione tra spazi e persone oggi ha di fatto acceso la possibilità di concepire sin da subito progetti che integrano e armonizzano lo spazio fisico e le tecnologie di comunicazione digitale, ma che allo stesso tempo abilitano nativamente la gestione di device e contenuti del cliente in linea con la sua strategia comunicativa.

Una rivoluzione che, di fatto, porta sempre più manager, imprenditori, professionisti a chiedere ad architetti e progettisti di essere accompagnati verso il futuro. Come? Semplice: “pensando” il proprio nuovo store o ufficio innanzitutto in modo da rappresentarli al meglio ma anche e soprattutto dando la possibilità a chiunque passi la porta di accedere a dati, informazioni, “esperienze” senza precedenti per impatto, ricchezza, profondità e utilità.


«Il Digital Signage è una tecnologia che si sta sempre più diffondendo all’interno degli store e degli showroom, cambiandone in profondità le caratteristiche e potenziando notevolmente la comunicazione verso il cliente finale – racconta in esclusiva Franco Scaramuzza, architetto di eccellenza e numero uno di Studio Quoin, società che da 16 anni si occupa di ingegneria integrata nel settore commerciale - «Il Digital Signage è uno strumento come altri, forse più di altri grazie alle possibilità che ci offre, che va integrato in una progettazione corretta e deve fornire dei servizi che, di volta in volta, possono essere diversi rispetto ai luoghi che progettiamo. La tecnologia ci dà infatti modo di realizzare delle applicazioni sempre più diverse e interessanti. Passiamo dalla fase di attrazione, a quella esperienziale e diretta, a quella più creativa, usando strumenti sia passivi che interattivi. Sono da 30 anni in questo settore e questa è sicuramente una fase in cui stanno cambiando tantissime cose».

Il “caso” automotive

Dal dire al fare, abbiamo chiesto all’architetto di raccontarci un caso concreto dell’applicazone di una simile rivoluzione, digitale, della progettazione di uno spazio. «Ovviamente – racconta Scaramuzza – uno dei primi pensieri va al mondo dell’automotive un settore in cui l’esperienza nello spazio dello showoroom è decisiva e dove è chiaro che il cambiamento dovrà seguire il concetto di mobilità individuale che ci sarà nel futuro. Saranno sicuramente diversi i percorsi del segmento generalista e di quello premium/luxury. Per questi ultimi due la strada segnata è quella che abbiamo seguito, per esempio, nell'Urban Store di BMW a Roma. L’obiettivo era infatti quello di avere meno spazio dedicato al prodotto e più focus sui clienti e loro attività. In questo cambiamento il Digital Signage e la tecnologia assicureranno un contributo importante”, spiega Scaramuzza.

Urban Store BMW a Roma
«Si tratta di progetto che esiste da un po’ di anni e che è stato pensato in maniera diversa dalla solita concessionaria. Parliamo infatti di un negozio nel pieno centro storico della capitale, in cui si volevano esprimere certi principi premium del mondo dell’automotive. È un format che ha funzionato molto bene in questi anni e su cui BMW ha deciso di investire ancora, proponendo nuovi modelli. Stiamo perciò passando dalla prima versione dell’Urban Store di via Barberini in cui il focus era sul prodotto automobile, a un allestimento che mette invece il cliente al centro dell’attenzione. Uno spazio che deve quindi attrarre e coinvolgere e non soltanto grazie all’esposizione del prodotto. In quest’ottica il Digital Signage ci ha dato un grande supporto, perché abbiamo avuto una progettazione di alto livello, che si è dimostrata notevolmente efficace per raggiungere gli obiettivi prefissati».


Per la realizzazione di questi e altri progetti di Digital Signage, l’architetto Scaramuzza e il suo team hanno potuto contare su una partnership di livello come quella con ACS Data Systems e il brand INFINITYS: «Quello che ti aspetti da un fornitore è che ti ascolti, che cerchi di capire quali siano le esigenze del cliente e cosa abbiamo in mente noi come progettisti. È stato quindi fondamentale trovare qualcuno disponibile ad ascoltare e capire che cosa ci serviva veramente. Altro aspetto che reputo importante in un interlocutore è la sua capacità di essere propositivo: al di là di quelle che possono essere le nostre conoscenze, dal momento che si tratta di un mondo in evoluzione rapida, è importante trovare qualcuno che ci sappia consigliare e dire qualcosa di più. Devo dire che in questo senso abbiamo trovato in ACS un supporto di altissimo livello».


Articolo pubblicato su Officelayout.

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